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"Guarire"

Penso che da questo "male" forse non mi interessi "guarire".
Perché non averlo cosa significherebbe? Vivere le giornate aggiungendo attività su attività svolte, mettere la spunta su una lista di progressi che si sommano a quelli del giorno precedente e così via. E poi?
Anche il mondo della ricerca, che comunque esercita su di me un certo interesse, consiste nel portare avanti un pezzetto di approfondimento in un certo campo per arrivare negli anni a risultati importanti per l'evoluzione mondiale... ma a livello individuale qual è il beneficio? Una temporanea soddisfazione personale? Un motivo di orgoglio per sentirsi "utili" a qualcosa? A cosa?
Qual è il tipo di benessere che mi apporterebbe il fatto di svolgere in sequenza attività anche piacevoli senza che ci sia il tempo di pensare al senso generale del contesto in cui le svolgo, ovvero la vita? Un benessere che deriva dall'inconsapevolezza? Può derivare benessere dall'inconsapevolezza? E dalla consapevolezza?
Io non riesco a concepire che smettere di pensare mi potrebbe fare stare meglio. Ma non riesco a stare "bene" nemmeno pensando. Però dedicare tempo al pensiero mi fa stare meglio rispetto a non dedicarcelo. È così solo per poche persone?

Che poi magari è un tipo di "malattia" per la quale il pensiero di guarire dà l'impressione di perdere una parte di sé stessi, perché si ritiene connaturata a sé, come avviene in altri casi, tipo l'anoressia, che può dare la sensazione di essere la propria "forza" contro il mondo, o come altre condizioni che possono dare l'idea di rappresentare un elemento della propria originalità piuttosto che qualcosa da modificare. E se fosse così? Chi l'ha detto che essere omogenei agli altri sia garanzia di benessere?

Nothing really matters to me - Anyway the wind blows